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Spot creato con AI: chi detiene i diritti d'autore
Con la legge 132/2025 uno spot generato in autonomia dall'AI può restare senza tutela. Ecco cosa conta come contributo creativo umano e come dimostrarlo.
29 ottobre 20264 min

Chi detiene i diritti d'autore di un video generato con AI? In Italia la risposta parte dalla persona, non dallo strumento. Dal 10 ottobre 2025 la tutela esiste solo se nello spot c'è un contributo creativo umano riconoscibile. Un video prodotto in modo autonomo da un modello può restare senza titolare. Per chi produce o commissiona, il punto pratico è quindi poter dimostrare le scelte fatte lungo il processo.
Cosa dice la legge 132/2025
La legge 23 settembre 2025, n. 132 è in vigore dal 10 ottobre 2025. L'articolo 25 modifica l'articolo 1 della legge sul diritto d'autore (L. 633/1941). Le opere protette sono quelle dell'ingegno umano, anche se create con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituiscano il risultato del lavoro intellettuale dell'autore.
Il senso, come spiegano i commentatori, è che la tutela non nasce dal semplice uso di uno strumento generativo. Per e-cons, un contenuto generato interamente da un sistema di AI non gode di protezione d'autore. L'AI è trattata come uno strumento di ausilio, non come l'autore: lo sottolinea anche una sintesi di Laleggepertutti.
La norma non fissa una soglia numerica né un elenco di attività che bastano. Resta da valutare caso per caso quando il contributo umano è sufficiente. Non esiste, oggi, una formula che garantisca la tutela.
Spot generato o spot assistito: la differenza che conta
Il confine pratico passa tra due situazioni.
- Output automatico. Qualcuno scrive un'istruzione, il modello restituisce un video, il video viene consegnato così com'è. Qui è difficile indicare un lavoro intellettuale umano riconoscibile nel risultato.
- Opera assistita. Un team scrive il concept e la sceneggiatura, disegna lo storyboard, sceglie e dirige le inquadrature, seleziona tra molte versioni, monta, corregge, compone la colonna sonora. L'AI è uno degli strumenti, e le scelte umane sono leggibili nel prodotto finale.
Secondo una sintesi di Privacy Studio, le creazioni interamente generate dall'AI non sono protette, mentre lo sono quelle in cui l'autore umano guida o controlla il processo creativo. È la logica di una regia: la differenza la fa chi decide, non quanti clic servono.
Il confronto con gli Stati Uniti
Chi lavora con brand internazionali si pone la stessa domanda anche fuori dall'Italia. Nel rapporto sulla copyrightability pubblicato a gennaio 2025, lo US Copyright Office conclude che, con la tecnologia oggi disponibile, i soli prompt non danno un controllo umano sufficiente a rendere l'utente autore dell'output.
Lo stesso ufficio indica due strade per la tutela. La prima è un'opera umana inserita nel sistema e ancora percepibile nel risultato. La seconda è la selezione, il coordinamento e la modifica creativa del materiale generato: lo riassume il comunicato della Library of Congress. Il rapporto precisa inoltre che la valutazione avviene caso per caso.
Le due giurisdizioni non coincidono, ma il criterio pratico è simile: conta il controllo creativo esercitato da una persona.
Cosa il diritto d'autore non copre
Anche quando lo spot non è tutelabile come opera, non è un terreno senza regole. Secondo e-cons, possono restare rilevanti vincoli contrattuali, diritti della persona, marchi, segreti e concorrenza. In concreto:
- il volto o la voce di una persona reale richiedono un consenso esplicito;
- loghi, packaging e prodotti del brand restano protetti dai loro regimi;
- il contratto con chi produce lo spot definisce cessione, uso e responsabilità.
Un video senza tutela autoriale può essere copiato da terzi senza che si possa invocare il diritto d'autore. Per una campagna con un investimento media rilevante, è un rischio da valutare prima, non dopo la messa in onda.
Come dimostrare il contributo creativo umano
Il contributo si dimostra con documenti, non con dichiarazioni. Questo è l'elenco minimo che consigliamo di conservare per ogni spot:
- Brief e concept firmati o approvati dal cliente, con data.
- Sceneggiatura e storyboard scritti da persone, con le versioni successive.
- Materiali di riferimento originali forniti o creati dal team (disegni, fotografie, riprese, musiche).
- Registro delle iterazioni: le versioni scartate e il motivo, le scelte di inquadratura, luce, ritmo, casting.
- Post-produzione: montaggio, color, sound design, correzioni manuali sui singoli fotogrammi.
- Revisioni e approvazioni con nome di chi decide.
- Strumenti e modelli usati, con versione e condizioni di licenza.
Questo materiale non assicura la tutela, perché sarà un giudice a valutare. Ma permette di sostenere la propria posizione e di distinguere un lavoro diretto da un output consegnato com'è. Il percorso completo, dal brief alla consegna, è descritto in come si realizza uno spot con l'intelligenza artificiale.
Cosa chiedere a un fornitore
Prima di commissionare uno spot generato con AI, queste domande aiutano a capire se il processo è governato:
- Quali scelte creative sono fatte da persone, e come vengono documentate?
- Il contratto prevede la consegna di brief, storyboard e versioni di lavoro?
- Quali modelli vengono usati e a quali condizioni di licenza?
- Come si gestisce il consenso di volti e voci?
- Chi risponde se emerge un problema di diritti dopo la consegna?
Se un fornitore promette titolarità piena e senza condizioni, chiedete come la sostiene. Per un'idea di come lavoriamo, potete guardare la pagina Works e il servizio di AI Video Production. Per un caso specifico, il parere di un avvocato resta il passaggio decisivo.


